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Selden George Baldwin
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Selden George Baldwin
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Il motore viene regolato per mezzo di tre volantini coassiali applicati sul piantone di sterzo. Questʼultimo è comandato da un quarto volantino operante per il tramite di una coppia conica a elevata demoltiplicazione, volantino che permette anche la completa rotazione del gruppo ruote per la funzione di retromarcia. Previsto solamente al retrotreno, lʼapparato frenante è costituito da pattini agenti direttamente sulle ruote, con comando a cricchetto e catena.
La domanda di brevetto esige che venga precisato anche il tipo di motore, segnatamente la struttura, il numero dei cilindri e il ciclo di funzionamento. Ispirato dal tipico senso pratico americano, Selden pensa che il futuro dellʼautomobile USA sia legato al propulsore con ciclo a due tempi (a doppio ciclo, secondo la terminologia utilizzata nellʼistruttoria), per ovvie ragioni di semplicità costruttiva e facilità di manutenzione. Nella sostanza, un motore sul tipo di quello ideato da G. B. Brayton nel 1872, caratterizzato da uno schema a doppio cilindro di cui uno (più piccolo) di compressione e lʼaltro (più grande) di espansione, il cui relativo ciclo teorico avrà poi larga applicazione nel campo delle macchine frigorifere. Nel brevetto Selden si fa riferimento a un propulsore Brayton con tre cilindri uguali, uno di compressione e due di espansione operanti in tandem, scelta motoristica che si rivelerà estremamente azzardata tanto sotto il profilo tecnico che strategico e legale.
Selden è comunque in grado di ottenere il suo brevetto, traendone subito notevoli profitti. La prima cessione di privativa viene sottoscritta già nel 1896 con la Electric Vehicle Company, importante società di taxi elettrici presieduta dallʼindustriale William Collins Whitney. Il fatto che unʼazienda di veicoli elettrici si interessi al brevetto Selden non deve sorprendere, essendo ancora incerto quale tipo di propulsore – elettrico o a petrolio – avrà modo di imporsi in futuro. Whitney decide peraltro di entrare direttamente in società con Selden, costituendo nel 1903 la A.L.A.M. (Association of Licensed American Manufactures), associazione sindacale deputata al rilascio delle licenze di fabbricazione e allʼesazione delle relative competenze.
Il brevetto Selden viene prevedibilmente contestato da tutte le Case automobilistiche USA, prima in ordine di tempo la Winton Motor Carriage, allʼepoca il maggiore fabbricante nazionale del settore. La Winton invoca lʼillegittimità della privativa sulla base di forbite eccezioni tecniche, commerciali e perfino costituzionali, senza riuscire comunque a convincere i giudici del Tribunale Federale. La A.L.A.M. esce vincitrice anche dalle contese giudiziarie promosse da altri Costruttori, non ultima quella intentata da Henry Ford attraverso la neo costituita Ford Motor Company.
Fondata a Detroit nel giugno del 1903, praticamente nel momento in cui il brevetto Selden diventa pienamente operativo, la Ford Motor Company nasce dallʼassociazione di una dozzina di azionisti, tra i quali lo stesso Henry Ford, i fratelli Dodge, due avvocati, un contabile, un falegname, un commerciante di bigiotteria e un rappresentante di mulini a vento. Nonostante un avvio tanto eterogeneo e raffazzonato, la fabbrica riesce nel giro di un anno a sfornare oltre 1700 esemplari della Model A, peraltro senza alcun riconoscimento economico alla A.L.A.M. anche per il pretestuoso diniego di questa a concedere la regolare licenza di fabbricazione. La successiva guerra legale vede da una parte la A.L.A.M. mettere sullʼavviso i potenziali clienti Ford del rischio di portarsi a casa oltre la macchina anche un procedimento giudiziario, dallʼaltra Henry Ford  impegnato a parare il colpo fornendo ogni vettura di unʼassicurazione a copertura dei possibili strascichi legali.
Allʼinizio del procedimento, Ford e i suoi avvocati commettono lʼerrore di sostenere la completa illegittimità del brevetto Selden, tesi che viene respinta dal Tribunale Federale nel dibattimento conclusivo del 15 settembre del 1909. Questo pronunciamento è in parte favorito dalle ricorrenti esibizioni di Selden al volante di un prototipo dimostrativo del brevetto, mezzo allestito nel 1905 ai soli fini legali e per questo di fattura semplice e approssimativa.
Henry Ford non si dà per vinto e decide di ricorrere alla Suprema Corte degli Stati Uniti, questa volta contestando lʼapplicabilità del brevetto ai veicoli equipaggiati con propulsori diversi dal 2 tempi Brayton, mezzi che rappresentano al momento oltre il 70% della produzione complessiva statunitense. Lʼ11 gennaio 1911, il Giudice Noyes della Suprema Corte degli Stati Uniti fa risuonare il suo martelletto a favore di Ford, riconoscendo la validità del brevetto Selden per i soli veicoli muniti di propulsore 2 tempi Brayton. Eʼ una vittoria che eleva Henry Ford a eroe popolare nella lotta contro i monopoli e, ancora di più, a paladino simbolo della libertà e della american way of life.
Nel caso il Giudice Noyes fosse stato di diverso avviso, oppure se Selden avesse basato il suo brevetto su un motore 4 tempi, lʼautomobilismo USA avrebbe sicuramente conosciuto un futuro molto diverso e imprevedibile. Forse Detroit non sarebbe mai assurta a capitale dellʼauto, perché le Case avrebbero preferito operare liberamente in altri Paesi continentali (primo fra tutti il Canada), oppure addirittura in Europa (anticipando la costituzione delle filiali nate in seguito per aggirare le pesanti tasse dʼimportazione). E forse lʼindustria automobilistica statunitense non avrebbe avuto modo di svilupparsi nella maniera libera e competitiva che tutti conosciamo.