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Numero 2
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Numero 2
Editoriale
 

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La nascita dell’automobile può convenzionalmente fissarsi al 3 luglio 1886, quando Karl Benz e Gottlieb Daimler presentano a Mannheim un veicolo semovente a tre ruote spinto da un motore a scoppio leggero. Da allora sono passati oltre centoventidue anni, un arco di tempo che ha visto questa fondamentale invenzione dell’era moderna oggetto di una profonda e incessante evoluzione, tanto sotto il profilo tecnico e industriale che della sua diffusione e fruizione sociale.
Da principio riottosa, inguidabile e poco sicura, l’automobile è progressivamente diventata sempre più docile, controllabile e di uso intuitivo. Sferragliante e invivibile, si è via via trasformata in un mezzo silenzioso e confortevole. Assetata di carburante e fumosa come una ciminiera, ha imparato a essere sempre più parca nei consumi e rispettosa dell’ambiente. Quel che più conta, però, l’automobile ha presto sovvertito il suo iniziale status di eccentrico trastullo per pochi danarosi, arrivando a diventare il più diffuso e irrinunciabile strumento di mobilità e libertà che il genere umano abbia mai avuto.
Avviata principalmente attraverso la Ford Model T del 1908, la motorizzazione di massa ha conosciuto ritmi di crescita dapprima lenti e progressivi e poi sempre più esponenziali, sottostando comunque agli inevitabili e ricorrenti condizionamenti provocati dalle contingenze planetarie, quali per esempio i due conflitti mondiali, la caduta di Wall Street del 1929 o la crisi di Suez del 1973.
Momenti storici che hanno imposto un forte ridimensionamento – e durante le guerre, addirittura la completa sospensione – delle produzioni di massa, che a loro volta sono poi riprese con slancio al normalizzarsi degli equilibri internazionali. Per quanto paradossale, le guerre hanno sempre dato un forte contributo al progresso tecnico dell’automobile: in occasione dei conflitti, i governi interessati sono infatti soliti aumentare enormemente i finanziamenti per lo sviluppo delle tecnologie speciali, che a loro volta trovano poi un proficuo sfruttamento industriale nei periodi di pace. E’ il caso delle leghe balistiche messe a punto durante la Grande Guerra, dei giunti omocinetici approntati per i mezzi a trazione integrale della Seconda Guerra Mondiale (componenti essenziali nei veicoli a trazione anteriore) o dei sistemi elettronici compatti sviluppati durante i conflitti del Sud-Est asiatico o in ambito aerospaziale.
Proprio l’elettronica è stata alla base degli epocali sviluppi tecnici dell’automobile iniziati sul finire degli anni Settanta, che hanno portato alla diffusione dell’accensione e alimentazione integrata, dell’ABS, dell’EBD, dell’airbag, del cambio e del differenziale a controllo elettronico e – più recentemente – del sistema stop-and-go, della guida assistita, ecc., a tutto vantaggio della sicurezza e della riduzione dei consumi e delle emissioni nocive. Oltre che sulla funzionalità operativa dell’automobile, i progressi dell’elettronica hanno inciso profondamente anche sulle metodologie industriali, migliorando le condizioni di lavoro in fabbrica (basti pensare alla robotizzazione della lastroferratura e della verniciatura) e aumentando ulteriormente le capacità produttive delle Case.
L’automobile si è quindi affermata sempre di più come prodotto di massa a larga matrice consumistica, grazie anche al sistema di acquisto rateale che su alcuni mercati è arrivato a interessare oltre i trequarti del venduto (68% nel caso dell’Italia).
Tutto questo, almeno, fino all’attuale crisi planetaria che ha letteralmente messo al tappeto il settore dell’auto, un comparto che peraltro vale quasi il 10% dell’economia dei Paesi più industrializzati. Vista a ritroso in campo lungo, questa crisi potrebbe sembrare una delle tante capitate all’automobile nei suoi centoventidue anni di storia, benché con la novità della precipitosa corsa di tutti i governi in aiuto delle Case, attraverso finanziamenti, defiscalizzazioni e ammortizzatori sociali (Europa), o addirittura in forma azionaria (USA).
In verità, la crisi automobilistica del 2008 si presenta assolutamente diversa da quelle che l’hanno preceduta, per il semplice fatto che ...le compendia tutte! E’ una crisi finanziaria (come quella del 1929), è una crisi energetica (con effetti simili a quelli del Kippur del 1973), è una crisi legata alle destabilizzazioni internazionali (Twin Towers, guerra in Irak, ecc.). Una crisi, va detto, a cui l’industria dell’auto si è presentata colpevolmente impreparata, per tre essenziali motivi: ... continua >>>