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Diesel Rudolf
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Diesel Rudolf
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Nel gennaio del 1896 è la volta di un nuovo prototipo, sensibilmente più leggero e compatto del precedente, grazie anche alle nuove misure di alesaggio e corsa di mm 250x400, pari a una cilindrata di 19.625 cm3. Sviluppato per oltre un anno, il motore si dimostra capace di prestazioni a dir poco eccezionali, arrivando a sviluppare una potenza di 17,8 CV a 154 giri/min, con un rendimento termico di ben il 26,2% (10% quello delle tradizionali macchine a vapore). Ulteriormente perfezionato, il prototipo viene sottoposto nell᾿ottobre del 1897 al giudizio di un osservatore accademico neutrale, il professore Moritz Schröter dell᾿Università di Monaco, dimostrandosi di fatto il motore endotermico più efficiente mai realizzato: al momento il suo rendimento termico è infatti ulteriormente salito al 30,2%, un valore circa doppio di qualunque altro ad olio pesante. Oltre che parco nei consumi, il motore si dimostra anche eccezionalmente robusto e affidabile, potendo funzionare per giorni e giorni senza interventi di sorta, a meno dei normali rabbocchi di lubrificante e di fluido di raffreddamento.
L᾿eco del motore Diesel raggiunge presto ogni angolo del mondo industrializzato, avviando una vera e propria corsa alle licenze di fabbricazione. Oltre alla M.A.N. e alla Krupp, diventano licenziatarie l᾿elvetica Sulzer (da cui Diesel strappa un corrispettivo annuo di 20.000 Marchi per tutto il periodo antecedente l᾿industrializzazione del motore), la francese Dyckhoff, la belga Carels Freres, la tedesca Deutz, la britannica Mirrlees Watson & Varyan, la statunitense Busch: nel 1900 le licenze sono ben 51, e addirittura 81 poco prima della scadenza legale del brevetto.
E᾿ un successo che assicura a Rudolf Diesel grande fama e ricchezza, al prezzo tuttavia di un rapido e inarrestabile peggioramento delle condizioni di salute. I suoi disturbi - in particolare emicrania, insonnia e ronzio uditivo - lo costringono spesso a lunghi soggiorni nelle cliniche specializzate europee, contribuendo ad allontanarlo dal settore industriale a cui ha dedicato tutta la vita. Ciò si riflette anche nelle sue scelte d᾿investimento, molte delle quali (petrolio, immobili, ecc.) particolarmente rischiose anche perché del tutto estranee alla sua formazione culturale. Portati avanti con scarsa oculatezza, i suoi affari cominciano rapidamente a declinare, tra l᾿altro senza che la moglie ed i figli ne abbiano sentore per tempo.
Destino vuole che Rudolf Diesel concluda la sua esistenza in maniera tragica e misteriosa. Invitato oltre Manica dall᾿Ammiragliato Britannico, egli si imbarca il 29 settembre del 1913 ad Anversa sul vapore Dresden della Great Eastern Line, diretto a Harwich assieme all᾿industriale George Carel e al tecnico Alfred Luckmann. Si congeda dai compagni di viaggio alle 22, disponendo perché venga svegliato la mattina successiva alle 6,15. Nessuno lo vedrà più.
Suicidio, disgrazia oppure omicidio? Forse la prima ipotesi, anche perché lascerà il letto intatto, al pari della camicia da notte. Ma soprattutto perché il suo taccuino riporterà alla data del 29 settembre una piccola croce a matita.