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Numero 3
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Numero 3
Editoriale
 

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Nei telegiornali, le notizie sulla produttività industriale vengono quasi sempre accompagnate dalle immagini di una catena di montaggio automobilistica. Collaudata icona del linguaggio visivo giornalistico, la “catena” è oggi ampiamente sfruttata per la sua valenza emblematica anche nell’ambito della grave crisi dell’auto, qualificandosi come un supporto illustrativo praticamente obbligatorio in tutta l’informazione mediatica che la riguarda. Fuori dalle simbologie, è tuttavia evidente che la congiuntura negativa del mercato non si ripercuote unicamente sulla fabbrica, ma finisce per interessare un vastissimo e diversificato novero di funzionalità correlate: basti dire che a ogni addetto alla produzione corrispondono in genere 4 occupati dell’indotto “vicino” e 3 di quello “staccato”. Di tutte le componenti che formano la filiera dell’auto, una delle più importanti è certamente la pubblicità. Vista in chiave squisitamente aziendale, la pubblicità va considerata a tutti gli effetti una parte organica del processo di fabbricazione, distribuzione e comunicazione con la clientela. Essa si occupa di presentare il prodotto e di promuoverne l’acquisto, impegnandosi nello stesso tempo a dare un’immagine positiva e referenziale dell’azienda rispetto alle concorrenti. Essenziale trait d’union tra la catena di montaggio e l’acquirente finale, la pubblicità deve operare in base a strategie, metodi e linguaggi perfettamente modulati sulle realtà del mercato, adoperandosi per massimizzare le opportunità contingenti, non meno che per avviare le linee propositive più indicate per gli sviluppi futuri. Linee guida, queste, di cui l’odierna pubblicità automobilistica non sembra purtroppo aver compreso a pieno l’urgenza e l’importanza. Premessa essenziale: la pubblicità non può fare miracoli, tanto meno in momenti di criticità del mercato come quelli che stiamo vivendo. Tuttavia può fare molto per salvare il salvabile, ridefinendo in termini più realistici, maturi e condivisibili i motivi che sono alla base di un acquisto economicamente impegnativo come l’automobile. La pubblicità deve logicamente fruttare risultati proporzionati al suo alto costo, altrimenti viene ridotta, rinegoziata al ribasso o in qualche caso addirittura sospesa, come è avvenuto e sta avvenendo nell’attuale staticità congiunturale. Misure che in larga parte sfuggono ai non addetti ai lavori, clienti in testa, se non altro per il traboccante e caledoscopico bombardamento pubblicitario a cui è sottoposta la nostra società. Continua >>>