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Coppa 1000 Miglia
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Coppa 1000 Miglia
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XIII GRAN PREMIO BRESCIA MILLE MIGLIA (28 aprile 1940)
Dopo la sospensione della gara bresciana, nel marzo del 1939 si corse la “Mille Miglia africana”, come la stampa prese a chiamarla: un’altra deludente Tobruk-Tripoli sui 1.500 km del tracciato della via Balbia.
Solo la presenza di tre BMW 328 ufficiali diede un tocco di internazionalità alla scialba manifestazione.
Inutili erano risultati i tentativi Giovanni Comini, nominato federale di Brescia a soli 28 anni nel 1935, che si era fatto ricevere dal Capo del Governo per perorare la causa della corsa: “Voi bresciani, con la vostra Mille Miglia mi avete rotto i c…” fu la lapidaria risposta di Mussolini.
Ma il Duce si dovette presto ricredere sull’importanza politica della manifestazione se nel 1940 fu organizzata un’edizione anomala nella storia della competizione bresciana, ovvero, ottemperando alle leggi allora vigenti, su strada chiusa al traffico e su un circuito di circa 167 km da ripetere nove volte per le vetture con cilindrata superiore ai 750 cc.
Il percorso - un triangolo che collegava Brescia, Cremona e Mantova - si rifaceva a quello utilizzato fin dai primi del secolo durante le pionieristiche settimane bresciane. Le automobili ammesse dovevano appartenere alla categoria “Sport Nazionale” il cui regolamento fu modificato appositamente, accettando anche vetture straniere, purché con autotelaio costruito in serie e di una cilindrata inferiore a 4500 cm³.
Parteciparono così sia le francesi Delage, affidate agli equipaggi Taruffi-Chinetti e Comotti-Rosa, sia le BMW 328 ufficiali, nonostante le due nazioni fossero ormai in guerra da sette mesi.
Con una certa sorpresa furono ammesse alla partenza anche le due Auto Avio Costruzioni 815, costruite da Enzo Ferrari per Lotario Rangoni e Alberto Ascari: vetture sperimentali delle quali si ipotizzava una futuribile versione di serie illustrata solo in alcuni disegni pubblicitari.
La berlinetta BMW carrozzata da Touring di von Hanstein-Bäumer prese subito la testa e non l’abbandonò più. Sul traguardo fu seconda, con un distacco di un quarto d’ora, l’Alfa Romeo di Farina e Mambelli, seguita a ruota dalla BMW di Brudes e Roese, rallentati nel finale da ordini superiori per non umiliare ulteriormente gli alleati italiani.
 

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