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Coppa 1000 Miglia
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Coppa 1000 Miglia
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XV COPPA DELLE 1000 MIGLIA (2 - 3 aprile 1948)
La seconda edizione del dopoguerra si svolse sullo stesso percorso del 1947 e fu coronata da un buon successo di iscritti con ben 167 partenti.
Tangibile segno del progressivo rientro nella normalità dopo la bufera della guerra, fu il ritorno della partecipazione straniera con la presenza della squadra ufficiale della Healey: una convertibile Westland, iscritta per il costruttore Donald e suo figlio Geoffrey nella categoria Sport, e due berline Elliott della categoria Turismo per gli equipaggi Lurani- Sandri e Haines-Haller.
Unica follia, imposta per breve tempo dalla CSAI, fu l’adozione dei numeri fissi di gara, assegnati a inizio stagione a tutti i licenziati e ciò disorientò non poco gli spettatori, abituati a una numerazione progressiva secondo l’ordine di partenza, ma soprattutto i cronometristi nello stilare le classifiche ai vari controlli.
Si rinnovò il duello dell’anno precedente tra Nuvolari e Biondetti, con i due anziani campioni alla guida di Ferrari ufficiali. Era una sfida epocale in quanto Tazio Nuvolari aveva esordito nella corsa bresciana nel 1927 con un decimo posto al volante di una Bianchi e vantava già due vittorie (nel 1930 e nel 1933), quante quelle ottenute da Biondetti (nel 1938 e nel 1947), la cui prima partecipazione alla Mille Miglia risaliva al 1929 al volante di una piccola Salmson 1100.
La scelta di Biondetti sembrava obbligata, avendo egli vinto tanto l’ultima vera Mille Miglia, quanto la prima post-bellica e nel 1948 trionfato con una Ferrari al durissimo Giro di Sicilia, altra gara italiana di gran fondo, rinata nel 1948 sul modello di quella bresciana. Consisteva nel periplo dell’isola, percorrendo in senso antiorario le coste da Palermo a Palermo per circa 1100 km.
L’inclusione di Nuvolari nella squadra modenese ha del romanzesco, come tutte le storie, più o meno vere, tramandate sul "mantovano volante". Il pilota si trovava in convalescenza in un convento sul Lago di Garda, nel tentativo di curare tanto i suoi problemi ai polmoni, quanto di superare lo shock dovuto alla prematura morte di entrambi i figli. A lui aveva pensato l’Alfa Romeo, che ancora stentava a riprendere la produzione di serie, per affidargli una delle due berlinette sperimentali che l’Alfa Corse aveva realizzato. Enzo Ferrari, prontamente informato delle intenzioni della rivale milanese, si precipitò a Brescia, precedendo gli incaricati del Portello, e riuscì a convincere Nuvolari a partecipare alla gara con la quarta vettura del "cavallino" preparata. Era una vettura aperta e con parafanghi motociclistici, non certo la più confortevole per il percorso che l’attendeva.
Dopo le schermaglie iniziali, Nuvolari passò in testa nel tratto Forlì-Roma, controllo che raggiunse mantenendo una media di 125 km/h, nonostante un incidente gli avesse fatto perdere il parafango anteriore sinistro e danneggiato il cofano motore, che, non rimanendo più chiuso, fu eliminato al controllo capitolino. Un altro incidente, nei pressi di Livorno, gli danneggiò la balestra posteriore sinistra, scardinando anche il seggiolino del secondo pilota.
Nonostante tutti questi guai, a Bologna Nuvolari manteneva un vantaggio di 29 minuti su Biondetti, ma a Reggio Emilia un perno della sospensione cedette definitivamente, costringendolo al ritiro. La leggenda racconta che già a Modena Enzo Ferrari lo avesse supplicato di fermarsi, vista la pericolosità della vettura, e che un prete, in abito talare, venisse persuaso a porsi in mezzo alla strada per fermare la disperata corsa del mantovano.
 

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