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Coppa 1000 Miglia
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Coppa 1000 Miglia
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XVII COPPA DELLE 1000 MIGLIA (23 - 24 aprile 1950)
Per la sua diciassettesima edizione la gara, scaramanticamente, mutò denominazione, assumendo quella di “La Mille Miglia del 1950 per la Coppa Franco Mazzotti”.
Purtroppo questo sotterfugio non fu sufficiente ad allontanare i moltissimi incidenti, i guai e le polemiche, inevitabili viste le dimensioni raggiunte dalla gara che annoverò ben 375 vetture alla partenza.
Si iniziò, infatti, a parlare con insistenza di sicurezza della gara, viste le semplici formalità, burocratiche e amministrative, con le quali chiunque in possesso di una vettura e di una licenza internazionale di corridore poteva iscriversi alla manifestazione. Bastava compilare, infatti, un modulo in duplice copia e pagare 15.000 lire, tassa di iscrizione che comprendeva anche la copertura assicurativa, fornita gratuitamente dall’organizzatore. Era, tuttavia, questo il sistema per avere nel 1950 ben 116 Fiat 500 allineate per la partenza, oltre a 52 iscritti nella classe Turismo fino a 1100 e 36 in quella oltre 1100 cm³.
Delle 375 vetture che presero la partenza, nuovo record della manifestazione, ben 204, pari a quasi il 55%, erano quindi vetture strettamente di serie e alimentate con benzina a basso numero di ottano. Ma uno sguardo più attento alle medie tenute dai vincitori delle classi delle più piccole della categoria Turismo avrebbe evidenziato che queste erano, fatto singolare, confrontabili con le velocità massime indicate dalle Case costruttrici.
Nuovo fu il percorso, di una lunghezza prossima ai 1600 chilometri, compiuto scendendo da Brescia verso Roma lungo la costa adriatica e risalendo lungo quella tirrenica in senso orario.
La gara poteva essere una sfida tra la Ferrari e l’Alfa Romeo, che era tornata alle competizioni partecipando al primo Campionato del Mondo di F.1. Ma la Casa milanese, che aveva costruito un’evoluzione con cilindrata maggiorata a 3000 cm³ della berlinetta Competizione dell’anno precedente, con una scelta suicida decise di affidarla al pur bravo Consalvo Sanesi, riservando all’astro nascente Juan Manuel Fangio la guida della più modesta versione 2500 dei fratelli Bornigia, cha aveva trionfato davanti alle Ferrari al Giro di Sicilia. La Ferrari aveva, invece, puntato sui suoi due piloti da Gran Premio, ovvero Alberto Ascari e Gigi Villoresi ai quali aveva affidato le inedite 275S, dotate del nuovo motore progettato da Aurelio Lampredi, che aveva sostituito, come progettista, Gioachino Colombo a Maranello. Quest’ultimo aveva realizzato un ulteriore evoluzione del suo dodici cilindri rialesandolo a oltre 2300 cm³ e uno di questi motori era stato montato sulla berlinetta azzurra privata con la quale vinse Giannino Marzotto, mentre un altro fu installato sulla barchetta affidata al campione motociclistico Dorino Serafini, vincitore nel 1939 del titolo europeo delle 500 con la Gilera e secondo assoluto alla Mille Miglia del 1950.
Oltre a Giannino Marzotto a questa edizione della gara bresciana parteciparono anche i suoi tre fratelli, tutti al volante di vetture Ferrari, ma solo Vittorio riuscì a tagliere il traguardo in nona posizione assoluta.
Memorabile rimane l’arrivo del conte Marzotto che scese dalla vettura dopo 13 ore di guida indossando un doppiopetto di grisaglia “naturalmente Marzotto” con cravatta intonata con il colore della vettura.
A Giannino Marzotto resta il record di più giovane vincitore della Mille Miglia. Tra gli sconfitti, il quattro volte vincitore Clemente Biondetti, passato alla guida di una Jaguar ufficiale. La Casa di Coventry aveva individuato nel Giro di Sicilia e nella Mille Miglia degli ottimi veicoli pubblicitari per propagandare le doti delle sue XK120 ai danni delle conterranee Healey, che voleva sfidare sul promettente mercato statunitense.
 

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