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Coppa 1000 Miglia
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Coppa 1000 Miglia
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XVIII COPPA DELLE 1000 MIGLIA (28 - 29 aprile 1951)
Fu un’edizione tormentata dal maltempo e che, nonostante la vittoria di Gigi Villoresi al volante di una berlinetta Ferrari spinta da un motore di oltre quattro litri, confermò la teoria che la vettura ideale per le gare italiane di durata su strada avesse una cilindrata di circa due litri.
Lo aveva dimostrato la vittoria di Vittorio Marzotto al Giro di Sicilia con una originale vettura con la carrozzeria dipinta come un carretto siciliano e la meccanica derivata da quella di una Ferrari 212 di poco più di due litri e mezzo di cilindrata. Questa curiosa Sport costituiva la polemica risposta di Giannino Marzotto, che per il suo scopo aveva fondato una scuderia che si dedicava anche alla costruzione di automobili, all’ immobilismo progettuale in auge a Maranello per assecondare le idee di Enzo Ferrari.
La intuizione di Giannino Marzotto trovò una conferma nelle sue prestazioni  alla Mille Miglia alla guida di un’altra sua vettura con il motore Ferrari ma dotata di una carrozzeria stravagante , denominata “uovo” per la sua forma, altro scherzo dei fratelli di Valdagno tirato a Ferrari. Il nobile veneto rimase in testa alla competizione fino al ritiro prima di Pescara, ma il testimone famigliare passò al fratello Paolo che, dopo il settimo assoluto e il secondo di classe al Giro di Sicilia, tagliò il traguardo bresciano in quarta posizione assoluta e primo di classe sempre al volante della sua Ferrari 166.
Fu tuttavia un’altra due litri a stupire: la Lancia Aurelia. Dopo aver conquistato con una normale berlina B.10 di 1750 cc il dodicesimo posto assoluto in Sicilia con Ippocampo (Umberto Castiglioni), ottenne con Giovanni Bracco, al volante di una B.20GT praticamente di serie, il secondo posto assoluto alla Mille Miglia, a solo venti minuti dalla Ferrari di Villoresi dal doppio di cilindrata e molto più corsaiola.
Le quattro berlinette torinesi iscritte erano ufficiali, ma Gianni Lancia aveva imposto che esse venissero intestate ai piloti così da negare ogni interessamento della Casa madre alle corse, anche se la presenza in piazza della Vittoria del progettista Vittorio Jano subito svelò la bugia.
Dal punto di vista regolamentare vi fu l’ennesimo cambio di percorso, seguendo da Brescia a Roma un tracciato molto simile a quello del 1950, mentre da Roma a Firenze i concorrenti passarono all’interno via Viterbo e Siena. Per attirare, poi, il maggior numero di concorrenti furono istituite ben undici classifiche diverse, creando delle nuove categorie allo scopo di eliminare il più possibile le pastoie tecniche e le ponderose verifiche post-corsa. Fu così soppressa l’inapplicabile categoria “Turismo di Serie”, sostituita da due basate su diverse interpretazioni della “Gran Turismo Internazionale”. La prima (quella delle cosiddette “Vetture utilitarie”) permetteva tutte le elaborazioni agli autotelai concesse dalla GTI, ma imponeva le carrozzerie di serie, obbligo decaduto per le “Vetture veloci” che costituivano, così, un inutile doppione delle vetture Sport.
 

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