Questo sito richiede il plugin flash per mostrare alcuni dei suoi contenuti. DOWNLOAD
Coppa 1000 Miglia
item.STAMPA
 
Coppa 1000 Miglia
Sport & Corse
 

| Altri


XIX COPPA DELLE 1000 MIGLIA (3 - 4 aprile 1952)
Gli organizzatori puntarono ulteriormente ad accrescere il carattere popolaresco e di massa della manifestazione portando a sedici le classifiche previste per la manifestazione, includendone all’ultimo momento anche una riservata ai veicoli militari, veicoli che poco avevano a spartire con una seria prova di tecnica e di sport.
La risposta dei piloti fu, comunque, positiva con ben 501 vetture partite delle 607 iscritte. Tutte le domande erano state accettate senza alcun criterio di selezione, come avveniva in tutte le gare internazionali di pari fama: dal Rally di Montecarlo alla 24 Ore di Le Mans. Questo non significava, tuttavia, una scarsa attenzione degli organizzatori verso la sicurezza, tanto che dall’edizione del 1951 era in vigore l’obbligo dell’uso del casco per tutti gli equipaggi di vetture aperte.
La riammissione della Repubblica federale tedesca alla FIA nel 1951 riportò le Case tedesche alle competizioni e tanto la Porsche, che già aveva corso e vinto a Le Mans nel 1951, quanto la Mercedes Benz iscrissero delle loro squadre ufficiali, preparandosi alla manifestazione con la tradizionale meticolosità teutonica. La Casa dalla “stella a tre punte” si affidò ancora una volta alle strategie di Alfred “Don Alfredo” Neubauer, che già aveva organizzato e diretto la vittoria di Caracciola nel 1931. A guidare, invece, la compagine Porsche era Fritz Huske von Hanstein, che aveva lasciato la BMW, con la quale aveva vinto l’anomala edizione del 1940.
Dalla Gran Bretagna erano giunti, poi, i team ufficiali della Jaguar, dell’Aston Martin e dall’Healey, mentre dalla Francia le agguerrite squadre della Renault e della Panhard, queste ultime attirate anche dalla speciale classifica all’indice di prestazione introdotta quell’anno.
Contro di loro presero la partenza dalla pedana di Viale Venezia, altra novità introdotta da questa edizione, le vetture di altrettante sette Marche italiane, capeggiate dalla Lancia, dall’Alfa Romeo e dalla Fiat, che, per la prima volta, si sarebbero affrontate nella categoria Gran Turismo, classe fino a due litri. La Ferrari, umiliata al Giro di Sicilia dalle Lancia Aurelia B20 nella GTI 2000, aveva preferito iscrivere per la Mille Miglia le sue berlinette 166 tra le vetture Sport per evitare un altro imbarazzante confronto. L’Alfa Romeo, invece, aveva affidato una sua 1900 Sprint Corto Gara al campione del Mondo Juan Manuel Fangio nel tentativo di colmare il divario con le Lancia. La Fiat, invece, era all’esordio con le neonate 8V, molto potenti sulla carta, ma poi inesorabilmente battute sul percorso.
La fortuna baciò la Ferrari che aveva dovuto rinunziare prima della gara a Villoresi, Ascari e Farina. Si racconta che la vettura di Villoresi sia stata affidata all’ultimo momento e mal volentieri a Giovanni Bracco, forte stradista, al pari di Biondetti, ma come quest’ultimo dalla vita abbastanza sregolata e pessimo pagatore, per cui non gli era stata garantita alcuna assistenza, che nella sua condizione di pilota privato avrebbe dovuto pagare in contanti alla Casa di Maranello.
Solo l’ottima posizione in classifica generale a Bologna, primo con due minuti di vantaggio sulla Mercedes di Kling, permise a Bracco di godere di un tardivo cambio di pneumatici da parte dei meccanici della Ferrari e di vincere la XIX Mille Miglia.
 

Immagini

line_separator