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Coppa 1000 Miglia
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Coppa 1000 Miglia
Sport & Corse
 

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XX COPPA DELLE 1000 MIGLIA (25 - 26 aprile 1953)
La FIA istituisce il Campionato del Mondo Sport, riservato alle vetture conformi all’Allegato C del Codice sportivo internazionale.
Si articola su sette prove, cinque delle quali in circuito (12 Ore di Sebring, 24 Ore di Le Mans, 24 Ore di Francorchamps, 1000 km del Nürburgring e Tourist Trophy) e due in linea (Mille Miglia e Carrera Panamericana). Il sistema di punteggio è analogo a quello del Campionato Mondiale Piloti (8-6-4-3-2-1) e i punti sono attribuiti alle prime sei vetture in classifica generale, ma per ogni prova valgono per ogni Marca solo quelli acquisiti dalla prima vettura classificata e per l’aggiudicazione del titolo conta la somma dei punti acquisiti in metà delle prove disputate più una.
Grazie anche alla validità per il nuovo campionato, il numero dei partenti salì a 481 equipaggi con la partecipazione di ben sei squadre ufficiali in grado di aspirare alla vittoria assoluta. Alla Ferrari, si aggiunsero, infatti, l’Alfa Romeo, con le berlinette denominate Disco Volante, e la Lancia, che sulla spinta dei successi sportivi ottenuti dalle Aurelia aveva deciso di creare una squadra corse dotandola delle tecnicamente raffinate berlinette D20.
Dalla Gran Bretagna giunsero le squadre della Jaguar, che ormai monopolizzava la 24 Ore francese, e dell’Aston Martin, mentre la scuderia Italfrance allineò due Gordini. Unica assente risultò la statunitense Cunningham, che aveva sorprendentemente vinto a Sebring.
La rivalità tra Alfa Romeo e Lancia non si fermava alla categoria Sport, ma, anzi, raggiungeva l’apice nella classe 2000 della categoria Turismo, dove alla Alfa Romeo 1900 TI “ufficiose” si opponevano le altrettanto “ufficiose” Aurelia B22, modelli entrambi di altissime prestazioni costruiti specificatamente in un limitato numero di esemplari solo per le competizioni, in evidente spregio con lo spirito della categoria stessa.
Non ci dilungheremo, qui, sulle spiacevoli e antisportive polemiche che iniziarono al Giro di Sicilia di quell’anno, continuarono alla Coppa della Toscana, altra manifestazione nata sull’onda della Mille Miglia, e raggiunsero l’acme alla gara bresciana con l’astensione ufficiale della Lancia e il ritiro delle Aurelia per protesta contro l’ammissione delle Alfa nella categoria Turismo.
Continuarono anche le polemiche sul gioco delle “X” dichiarate all’ultimo momento dopo il sorteggio. Le case infatti iscrivevano le vetture ufficiali facendo figurare come prima guida il secondo pilota e celando sotto una “X” quello che poi sarebbe stato il primo pilota. Questo fatto permetteva loro di cambiare liberamente l’equipaggio in funzione dell’estrazione a sorte del numero di partenza più o meno favorevole.
 Notevoli furono gli sforzi sostenuti dall’organizzazione per questa edizione della gara in favore della sicurezza. Fu reso obbligatorio l’uso del casco in gara per tutti i concorrenti e, per la fattiva collaborazione dei vari Automobile Club sparsi lungo il percorso e per l’imponente schieramento delle forze di polizia, il percorso fu praticamente chiuso al traffico, anche se l’articolo 11 del regolamento di gara continuò a citare tra gli obblighi dei concorrenti quello di “...attenersi scrupolosamente alle norme del Codice della strada che regolano la circolazione su strade aperte in Italia”.
In piazza della Vittoria apparve, poi, un colossale tabellone con le classifiche provvisorie a i vari controlli che sostituì quello appeso di fronte al teatro Grande in corso Zanardelli, mentre due troupe televisive, una italiana e una inglese, ripresero tutte le fasi della manifestazione e un noto giornale sportivo bolognese noleggiò un piccolo velivolo da turismo per realizzare un cinegiornale, riprendendo dall’alto la gara.
La competizione vide l’attacco delle tre Alfa Romeo ufficiali capeggiate da quella di Consalvo Sanesi che da Brescia a Pescara tenne una media di oltre 175 km/h, precedendo la Ferrari di Farina e i compagni di scuderia Karl Kling e Juan Manuel Fangio. A Roma era primo Kling, dopo il ritiro da Sanesi. Ma un’uscita di strada a Radicofani fermava il pilota tedesco e in testa passava Fangio, seguito da Giannino Marzotto che questa volta si era presentato alla partenza indossando, più sportivamente, eleganti pantaloni e un comodo maglione a “V” di cachemire.
Noie allo sterzo rallentavano Fangio sul finale e la vittoria toccava per la seconda volta al nobile di Valdagno, che finalmente riusciva a battere la media record di Biondetti, stabilita nel 1938 su un’altro percorso, ma in condizioni atmosferiche particolarmente favorevoli, come quest’anno.
 

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