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Coppa 1000 Miglia
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Coppa 1000 Miglia
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XXIII COPPA DELLE 1000 MIGLIA (28 - 29 aprile 1956)
Nel 1955, dopo la disputa della Mille Miglia, si era corsa l'11–12 giugno la 24 Ore di Le Mans, valida per il Campionato mondiale vetture Sport.
Il sabato verso le 18:30, durante la concitata fase dei rifornimenti, la Mercedes 300 SLR ufficiale di Pierre Bouillon, che correva con lo pseudonimo di Pierre Levegh, tamponò davanti ai box la Austin Healey 100 di Lance Macklin, decollando verso il pubblico che si era addensato in quella zona per assistere allo spettacolo. Levegh perse la vita nell'incidente e con lui 81 spettatori.
La Mercedes continuò nel campionato conquistando il titolo mondiale per il 1955, ma a fine anno si ritirò dalle competizioni dopo aver vinto anche il titolo nella F.1 con Juan Manuel Fangio.
Al posto della Casa tedesca, tanto nella categoria Sport, quanto in F.1, subentrò nel 1956 la Maserati, che aveva ingaggiato il fortissimo Stirling Moss, mentre Fangio era passato alla Ferrari che aveva subito una iniezione di tecnologia con il ritiro dalle competizioni della Lancia, dopo la morte di Alberto Ascari a Monza nel 1955, e il susseguente trasferimento delle monoposto torinesi, del loro progettista Vittorio Jano e di Eugenio Castellotti a Maranello. Nel 1956, con una di queste vetture non certo migliorate obbedendo ai dettami di Enzo Ferrari, Fangio si aggiudicò per la quarta volta il Campionato mondiale piloti.
La morte di Ascari e la tragedia di Le Mans costrinsero a un tardivo ripensamento gli organizzatori bresciani in favore di una maggiore sicurezza, selezionando finalmente i piloti ammessi alla partenza.
Il Regolamento particolare di gara, per la prima volta, così recitava all’articolo 7: «Art. 7. -La XXIII Mille Miglia è una prova riservata e a inviti, a norma delle vigenti disposizioni della CSAI, ai piloti italiani classificati nella 1a e 2a categoria e ai piloti stranieri che, a giudizio insindacabile degli organizzatori, abbiano dato prove di abilità almeno analoghe a quelle richieste per i piloti italiani di 1a e 2a categoria. Alla guida delle macchine Sport di cilindrata oltre 2000 cm³, possono partecipare solo i piloti di 1a categoria. I piloti stranieri dovranno nella domanda segnare le classifiche riportate nelle gare da loro compiute, svolte tra piloti aventi i requisiti di cui sopra. Essendo la corsa limitata a 400 partenti la preferenza nell’accettazione delle domande d’iscrizione verrà data: a) alle Case o Scuderie costruttrici di automobili; b) ai Soci del Club della Mille Miglia, che, per essere tali, hanno già portato a compimento una o più Mille Miglia; c) ai concorrenti iscritti nelle categorie e classi valevoli per i Campionati Italiani di Velocità. I requisiti necessari per l’accettazione della domanda di iscrizione sono richiesti tanto per la prima che per la seconda guida. Nella domanda d’iscrizione dovranno essere precisati sia il gruppo che la cilindrata della macchina con la quale si intende partecipare alla prova. Le domande d’iscrizione, accompagnate dalla relativa tassa, saranno vagliate dagli organizzatori, ai quali è riservata la facoltà di accogliere o di respingere le domande stesse, in base a quanto predisposto dal presente articolo, e a loro insindacabile giudizio per altri casi. Se dopo l’accettazione dell’iscrizione il concorrente intendesse sostituire i piloti, la marca o la cilindrata della macchina, l’iscrizione sarà considerata come non avvenuta. Nel caso di non accettazione verrà restituito immediatamente l’importo versato. Gli ammessi alla corsa, sia concorrente che conduttore, dovranno essere muniti delle rispettive licenze internazionali rilasciate dalla Commissione Sportiva Automobilistica Italiana o da Automobili Club esteri affiliati alla F.I.A. I conduttori dovranno presentare anche la patente di guida valida per l’anno 1956. Non saranno vagliate le iscrizioni indicate con X o con pseudonimi a meno che a parte non sia stato comunicato il nome del conduttore».
I partenti furono solo 365 e l’unica squadra ufficiale a partecipare oltre alla Ferrari fu la Maserati, forte di tre vetture affidate, rispettivamente, a Moss, Piero Taruffi e Cesare Perdisa. Non trascurabile era la presenza della Mercedes Benz, rappresentata da ben quattordici 300 SL "ufficiose" iscritte col chiaro scopo di primeggiare nella categoria Gran Turismo ai danni delle berlinette Ferrari 250 GT, finalmente omologate, ma anche di ben figurare nella classifica assoluta.
A Eugenio Castellotti, essendo stato estratto come primo tra i ferraristi, fu affidato il compito di fare da “lepre", costringendo gli avversari delle altre Marche ad accelerare. Tra Ravenna e Forlì passò in testa Piero Taruffi che doveva fermarsi a Savignano sul Rubicone con i freni pieni acqua a causa delle pessime condizioni atmosferiche.
La pioggia battente favoriva i piloti delle vetture chiuse e a Pesaro prese a condurre Wolfgang von Trips con la Mercedes, precedendo Castellotti e Riess (Mercedes). A Pescara era von Trips ad uscire di strada, imitato ad Antrodoco da Moss (Maserati), per cui a Roma l’unica minaccia alla vittoria Ferrari era costituita dalla Mercedes di Riess, poi costretto a rallentare, pur riuscendo a terminare al decimo posto assoluto.
La vittoria premiò così Eugenio Castellotti, pupillo di Ascari, che, tuttavia, non riuscì neppure ad avvicinare il record di Moss dell’anno precedente sullo stesso identico tracciato.
Le pessime condizioni atmosferiche, durate per tutta la gara, rallentarono la rincorsa del giovane sfortunato lodigiano che doveva perdere la vita in prova sul circuito di Modena nel marzo dell’anno successivo, a meno di un anno dalla sua vittoria.
Dopo le brutte figure del 1955 raccolte dall’industria automobilistica italiana, l’Alfa Romeo dominò, invece, le Porsche 356 1300 con le nuove Giulietta Sprint Veloce e la Osca fece altrettanto nella classe fino a 1500 Sport ai danni delle Porsche 550.
 

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