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Coppa 1000 Miglia
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Coppa 1000 Miglia
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II COPPA DELLE 1000 MIGLIA (31 marzo - 1 aprile 1928)
Si racconta che Augusto Turati, il giorno dopo la conclusione della Coppa delle 1000 Miglia abbia fatto una lunga relazione sulla gara a Benito Mussolini, il quale pare abbia risposto con un sintetico “Si ripeta”.
Ottenuta così, per la seconda volta, l’approvazione del capo del Governo ci si apprestò per l’organizzazione della II Coppa delle 1000 Miglia del 1928. Sembra, infatti, che l’idea dei “quattro moschettieri” non fosse quella di trasformare la manifestazione in una gara annuale.
Nonostante la difficile situazione economica generale, le Case costruttrici risposero approntando nuovi modelli che meglio si adattassero alla difficoltà del percorso.
In Francia Ettore Bugatti realizzò il modello T43, ottenuto abbinando il motore T35 C a compressore con un telaio lungo della formula Corsa. Furono affidate a Gastone Brilli-Peri, Pietro Bordino e a Tazio Nuvolari, che nella prima edizione era giunto decimo assoluto al volante di una modesta Bianchi. Il suo futuro grande rivale Achille Varzi si era iscritto, invece, con una Bugatti T35 privata.
L’Alfa Romeo aveva presentato la nuova 6C 1500 SS con il motore a doppio albero a camme in testa dotato, nell’esemplare affidato a Ramponi, anche di un compressore centrifugo. Il progettista Vittorio Jano aveva fatto arretrare il motore di 20 cm rispetto alla versione di serie per migliorarne la ripartizione dei pesi e la tenuta di strada.
La ricerca delle massime prestazioni da parte dei Costruttori era confermata dalla Maserati 26B MM condotta da Aymo Maggi ed Ernesto Maserati: una formula Corsa sommariamente adattata all’uso stradale con l’adozione di parafanghi e fari.
Ultime a partire da viale Venezia furono le vetture della classe C con la squadra delle tre Chrysler 72, una delle quali affidata a Emilio Materassi e un’altra alla baronessa Maria Antonietta Avanzo, prima donna alla Mille Miglia, in coppia con il barone Manuel De Teffé, figlio dell’ambasciatore brasiliano a Roma. Le vetture statunitensi, che si sarebbero comportate molto bene quell’anno a Le Mans, avevano, come avversarie, due conterranee La Salle, affidate nientemeno che a Minoia e a Mario Danieli, e una francese Lorraine-Dietrich B3 6, vettura che aveva battuto la OM a Le Mans nel 1926.
Dopo la sfuriata iniziale delle Bugatti ufficiali, ai primi tre posti a Bologna con Nuvolari in testa alla media di 124 km/h, fu l’Alfa Romeo di Campari, favorita dai guai delle francesi, a passare prima al controllo di Roma con cinque minuti di vantaggio su Nuvolari. Sfortunato fu Luigi Gismondi con la Lancia, secondo assoluto dal controllo di Tolentino fino al ritiro nei pressi di Rovigo. La sua posizione fu rilevata dalla OM di Franco Mazzotti e Archimede Rosa che la mantennero fino a Brescia. Battuti, largamente, tutti i primati della competizione. Vittoria dell’Alfa Romeo nel Gran Premio Brescia a squadre.
 

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