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Coppa 1000 Miglia
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Coppa 1000 Miglia
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V COPPA DELLE 1000 MIGLIA (11 - 12 aprile 1931)
Gli effetti delle crisi economica mondiale colpirono pesantemente anche l’Italia e, soprattutto sulla stampa anglosassone, iniziarono ad apparire notizie che quella del 1931 sarebbe stata l’ultima edizione della gara a causa delle altissime spese organizzative.
Sulle pagine della «Gazzetta dello Sport» apparve, invece, la notizia che l’asso Rudolf Caracciola, già impegnatosi con l’Alfa Romeo per la stagione 1931, aveva all’ultimo momento deciso di partecipare alla manifestazione alla guida di una Mercedes.
L’Alfa Romeo denunciò questa inosservanza di precisi patti alla C.S. internazionale, la quale trasmise la pratica per competenza all’A.C. di Germania, il quale, dopo avere severamente deplorato il pilota per “il suo contegno leggero e scorretto”, intervenne presso la Casa italiana perché l’incresciosa vertenza non avesse più seguito. La Casa del Portello, molto sportivamente, si dichiarò soddisfatta del riconoscimento del suo buon diritto e considerò chiusa la questione, anche per “deferenza all’AvD e alla Casa Mercedes-Benz”.
Per aiutare l’industria automobilistica nazionale, in profonda crisi, furono istituite, poi, speciali classifiche riservate alle macchine “a guida interna”, a quelle senza compressore e alle “utilitarie”, vetture di cilindrata non superiore ai 1500 cc, costruite in serie da almeno tre mesi “per un numero di almeno 50 esemplari”, debitamente catalogate e messe in commercio a un prezzo di vendita non superiore a Lit. 24.000.
Per contrastare la presenza della Mercedes, l’Alfa Romeo decise di affidare due nuove 8C 2300 a Tazio Nuvolari e Luigi Arcangeli, mentre la Bugatti aveva preparato per Achille Varzi una poderosa T50GS, ritiratasi a una ventina di chilometri dalla partenza per un guasto alla pompa dell’acqua.
La Mercedes di Caracciola sfruttò tutta la sua potenza arrivando al controllo di Bologna alla media di 154,222 km/h, polverizzando il precedente record. Sull’Appennino iniziò il recupero di Nuvolari, ma già erano apparsi i primi sintomi dei guai alle gomme che avrebbero fermato la rincorsa delle vetture milanesi. Fino a Bologna fu un alternarsi alla testa dei protagonisti, poi Caracciola prese il sopravvento, favorito anche dai problemi alla frizione di Arcangeli, primo al controllo felsineo.
 

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