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Coppa 1000 Miglia
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Coppa 1000 Miglia
Sport & Corse
 

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Di fronte all’ostracismo decretato da parte della Commissione interministeriale e anche dall’opinione pubblica aizzata dopo Guidizzolo da quella stessa stampa che fino al giorno prima aveva esageratamente esaltato la corsa, gli organizzatori bresciani, nonostante insistessero nel chiedere una Mille Miglia di velocità, si videro costretti  a trasformarla in gara di regolarità con tratti a velocità libera sul tipo di quella che era stata in passato da noi la Stella Alpina od oltralpe il Tour de France Automobile che, nonostante la immane tragedia di Le Mans del 1955, riuscì a celebrare nel 1986 la sua cinquantesima e ultima edizione, mantenendo inalterata la sua formula originale.
Le tre Mille Miglia disputate nel 1958, 1959 e 1961, pur conservando il nome e approssimativamente la medesima distanza da percorrere, ma senza un numero d’ordine e il tributo a Franco Mazzotti, si presentavano completamente differenti da quelle che l’avevano precedute.
Dei “quattro moschettieri” era rimasto il solo Renzo Castagneto, assieme al sindaco Bruno Boni che si era battuto per la ripresa della gara nel 1947: Aymo Maggi, che già era entrato in profondo contrasto con Castagneto per l’anomala edizione del 1940 per il mancato rispetto della formula congegnata quel lontano giorno di dicembre del 1926, si era dimesso con Giovanni Canestrini dalla Commissione sportiva dell’ACB per protesta.
“Io non prenderò mai in considerazione niente di diverso da una corsa di velocità su strada”, ebbe a dire il Conte contro le decisioni del patron Castagneto; poi nel 1959 subì il primo infarto e nel 1961 il secondo che ne causò la morte.
Probabilmente Maggi aveva ragione. Forse era passato troppo poco tempo e il ricordo era ancora troppo vivo per battezzare con lo stesso nome una manifestazione che condivideva con l’originale solo il luogo di partenza e di arrivo, ma neppure il percorso, oltre al direttore di gara con la sua lobbia e la bandiera a scacchi.
Il poco pubblico sulle strade rimase indifferente alla nuova Mille Miglia forse per la mortificante formula che si era dovuta adottare: mancava lo spettacolarità offerta dalle vetture della categoria Sport in piena velocità sulla strada davanti a casa, rimanendo solo il consueto traffico nel quale si era intrufolata qualche vettura dall’aspetto comune, solo più rumorosa e con i numeri sulle fiancate, costretta a viaggiare in colonna alla media imposta di 50 km/h e nel pieno rispetto del Codice della strada. Nulla ricordava agli spettatori che stavano assistendo al passaggio della Mille Miglia e non dell’Economy Run, in quanto anche gli equipaggi avevano l’obbligo di indossare  i caschi solo alla partenza delle prove di velocità.
Anche la qualità delle vetture partecipanti fu modesta, anche se la gara bresciana aveva “tuttavia attirato anche una certa partecipazione straniera ufficiale, tendente a conquistare una gloriuzza facile, equivocamente legata, agli effetti pubblicitari, con la grande tradizione”, commentava sarcasticamente Giovanni Lurani dall’alto delle sue sette Mille Miglia di velocità concluse con un nono e un decimo posto nella classifica assoluta, conquistati rispettivamente nel 1932 e nel 1938, e tre vittorie di classe nel 1933, nel 1948 e nel 1952 come migliori risultati. Mancarono anche i concorrenti, “nonostante l’abbondante dotazione di premi, esagerata per una gara di questo tipo, il numero e la qualità dei partecipanti” commentava ancora il conte Lurani dopo l’edizione del 1958.