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Coppa 1000 Miglia
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Coppa 1000 Miglia
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Le cause potevano ricercarsi in primo luogo nella mancata titolazione della gara: solo nel 1961 la Mille Miglia fu valida per il Campionato d’Europa dei rally, tuttavia ancora ignorato dalla stampa e dal pubblico.
Neppure si poteva dar torto ai piloti, sia per la sovrapposizione di date, specie nel 1958 per il disinteresse anche della CSAI (Commissione Sportiva Automobilistica Italiana), con altre manifestazioni valide per qualche titolo nazionale o internazionale, sia per la eccessiva lunghezza delle massacranti marce di trasferimento rispetto alle prove di velocità, che dal solo 5% del percorso totale con 8 prove speciali nel 1958, passò progressivamente al 13% distribuito su 9 prove nel 1959 e quindi a quasi il 25% sempre su 9 prove nel 1961.
“Forse è perché non s’è ammazzato nessuno — commentava il quasi settantenne direttore di gara— che si parla poco della Mille Miglia» dopo l’ennesimo insuccesso del 1961. 
“I nuovi dirigenti dell’Automobile Club di Brescia, quasi tutti ottimi uomini d’affari, dovrebbero convincersi, che, nell’era moderna, non si vendono nemmeno i dentifrici senza un’acconcia preparazione propagandistica” ribatteva «Auto italiana sport», erede di quella «Auto italiana» che nel dicembre del 1926, assieme alla «Gazzetta dello sport» aveva iniziato a battere la grancassa e a soffiare nelle trombe annunciando la prima Coppa delle 1000 Miglia della primavera successiva.
Chiudiamo questo triste epilogo della splendida gara con quanto scriveva Enzo Ferrari nel 1959:

La Mille Miglia non è quella dello scorso anno né quella odierna; ambedue, coercite nello stato di necessità nel quale i promotori hanno dovuto agire, rappresentano un commovente atto di fede nei confronti di una tradizione, meglio, di un’idea che non si poteva né si doveva cancellare .
La Mille Miglia creò una nuova tecnica automobilistica che generò quelle macchine di concezione italiana che oggi vengono esportate in tutto il mondo costituendo un vantaggio per la nostra economia ed un titolo di merito per il lavoro italiano.

Castagneto morì a San Remo nel 1971, dove si era ritirato dopo aver sventolato nel 1968 un’ultima volta la sua bandiera scacchi con in testa la sua storica bombetta, miracolosamente riapparsa, sul traguardo di viale Venezia delle Mille Miglia, così ribattezzato l’anno prima, al termine della “Rievocazione di undici vittorie Alfa Romeo alla Mille Miglia”, una manifestazione non competitiva che in quattro tappe, di un giorno ciascuna, aveva portato da Brescia a Roma e quindi di nuovo a Brescia una ventina di vetture d’epoca del tipo 1750, vincitrici alla Mille Miglia nel 1929 e nel 1930, e altrettante nuove berline 1750 che la Casa del Portello stava lanciando sul mercato.
Così commentava l’evento «Auto italiana», ritornata al suo nome originale:

Anche questo è stato un aspetto positivo della manifestazione dell’Alfa Romeo poiché attraverso questi discorsi la Mille Miglia è apparsa attuale e ancora oggi in grado di risvegliare il tifo di allora. Una corsa che non è mai morta, più viva che mai anche se, purtroppo, è soltanto un bellissimo sogno quello di poterla ripetere non come manifestazione rievocativa ma come gara vera e propria.

Fu un grande successo di pubblico e probabilmente gettò l’idea della attuale rievocazione, nata per celebrare il cinquantenario della prima edizione della gara di velocità nel 1977, due anni dopo la morte anche di Giovanni Canestrini.