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Boulanger Pierre Jules
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Boulanger Pierre Jules
Personaggi
 

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Emigrato negli Stati Uniti nel 1908, ha lavorato in un ranch ed ha fatto il manovratore di tram, per poi divenire disegnatore a Seattle nel 1910 e fondatore di una immobiliare in Canada l’anno dopo. I cannoni dell’agosto 1914 lo avevano richiamato in Francia, per servirvi come aviatore, nella leggendaria squadriglia delle “Cicogne”; terminerà la guerra con il grado di Capitano e con un’amicizia ritrovata, quella con Marcel Michelin, già suo commilitone nel 1905. E così nel 1919, ecco Buolanger impiegato a Clermont-Ferrand, nella costruzione dei villaggi per gli operai della Michelin. Poi, nel 1934, l’incarico di organizzare l’ «affaire Citroën».

Calmo (salvo sporadiche esplosioni di rabbia definita “titanica” dai testimoni), attento ascoltatore, capace di prendere e far applicare decisioni rapide e precise, P.J.B. ispira rispetto e fiducia: non è tipo da scherzi superflui o idee poco meditate. Eppure Brogly, direttore dell’ufficio studi, non crede alle sue orecchie: «Faccia studiare una vettura capace di trasportare due contadini e cinquanta chili di patate a una velocità di 60 Km/h e che consumi tre litri per 100 chilometri». L’auto dovrà essere in grado di percorrere le strade più difficili, un neo-patentato dovrà poterla guidare senza difficoltà, il confort dovrà essere ineccepibile. Prezzo inferiore ad un terzo di quello della Traction Avant 11 CV. L’estetica? Non ha alcuna importanza. Non è dato sapere quale di queste indicazioni avesse più stravolto il povero Brogly mentre P.J.B., imperterrito, continuava a svolgere il filo del suo ragionamento.

A Clermont-Ferrand, al mercato, Boulanger aveva osservato più volte i contadini arrivare con i loro carretti, carichi di moglie, figli, frutta e verdura. E mentre moglie e figli si occupavano della vendita, il contadino aspettava accanto al suo carro. Perdita di tempo: se fosse esistita una vettura che la moglie del contadino avesse potuto guidare da sé, non è vero che il capofamiglia sarebbe potuto restare più utilmente a lavorare nella sua fattoria? E’ l’idea della TPV (Trés Petite Voiture). Insomma, a prima vista un rebus tecnico, per non parlare del curioso marketing (che nessuno allora chiamava così) del Capo.

Per tutto il periodo bellico. P.J.B. nascose operai ricercati dalla Gestapo (tre, per un giorno e una notte, trovano rifugio nel grande orologio che sovrasta la sala di montaggio Javel), batté tutti i records negativi di produzione e finirà nella lista dei 67 personaggi più pericolosi per il Reich. Senza trascurare mai la sua TPV: la forzata pausa permette tra l’altro di riesaminare a fondo ogni aspetto della meccanica della vettura e di rivedere tutti i costi fino al pubblico esordio del 1948.

Morira nel 50/51 senza vedere gli effetti della sua grande creatura: la Citroen 2 CV.
 

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