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Alfa Romeo
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Nel primo dopoguerra l'Italia, come altri Paesi europei, attraversa una grave crisi politica, sociale ed economica. All'occupazione delle fabbriche si aggiunge la svalutazione della moneta: il dollaro, quotato poco più di cinque lire nel 1914, sei anni dopo è salito a quasi 30. Nel 1921, poi, crolla la Banca Nazionale di Sconto, principale azionista dell'Ansaldo di Genova, dell'Ilva di Piombino e dell'Alfa Romeo. Deve intervenire il Governo, fondando l'Istituto per la sovvenzione su lavori industriali. L'anno dopo - quello della marcia su Roma - dalle Officine di Saronno esce il primo locomotore costruito dall'Azienda, ma l'Alfa Romeo è in difficoltà. Occorre un'altra svolta.

Nel 1923, il modello RL riscuote notevole successo e conquista il primo, secondo e quarto posto nella Targa Florio. Al circuito del Savio, poi, Ferrari riceve dalla famiglia Baracca l'emblema del Cavallino, che utilizzerà sulle vetture della sua scuderia. Merosi costruisce la G.P.Romeo, poi divenuta P1. Dalla Fiat, infine, arriva il progettista Vittorio Jano che incomincia a lavorare alla P2.
Inizia un periodo di grandi innovazioni tecniche e di vittorie sportive.
L'affidabilità dei motori è indiscussa e le prodezze dei piloti - Antonio Ascari, Gastone Brilli Peri, Giuseppe Campari, Enzo Ferrari, Tazio Nuvolari, Achille Varzi - sono sulla bocca di tutti.
Le preziose indicazioni emerse nelle gare, intanto, sono trasferite alla produzione di serie. Nel '27 nasce la 6C 1500, con motore a sei cilindri in linea: nel solo primo anno viene venduta in 356 esemplari, su un totale di 492 vetture prodotte. Il segreto del successo non è tanto la potenza, quanto la leggerezza, l'equilibrio generale, la frenata. Con l'aumento della cilindrata, nel '29 il modello cambia nome e diventa 6C 1750. In quattro anni se ne costruiscono 2259: un record. Nella seconda metà degli anni Venti, infatti, la produzione Alfa supera di poco i mille esemplari l'anno, mentre quella totale italiana si aggira sulle 15 mila vetture. Anche il nuovo modello trionfa nelle corse.

Nel frattempo si sono dimessi Merosi (1926) e Romeo (1928), e l'ingegner Jano è responsabile della progettazione automobilistica e aeronautica. Nel '26, infatti, inizia a produrre - su licenza dell'inglese Bristol - motori stellari a nove cilindri per gli aerei. Nel 1925, poi, nasce l'Opera nazionale dopolavoro Alfa Romeo. Tra gli scopi: iniziative ricreative, culturali e assistenziali a favore dei lavoratori e delle loro famiglie.
 

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