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Alfa Romeo
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La crisi economica mondiale, avviata dal crollo della Borsa di Wall Street nel '29, compromette l'espansione dell'Alfa che, nel 1933, passa sotto il controllo dell'Iri, l'Istituto per la Ricostruzione Industriale.
Lo stesso anno l'Azienda lascia le corse e le sue "8C2300B" vengono affidate alla Scuderia Ferrari. Con risultati brillanti, se nel '34 le vetture del Biscione vincono più gare di tutte le altre Case e nel '36 l'attività sportiva fa addirittura passare in secondo piano la produzione di serie.
Due anni dopo, tuttavia, nasce la 8C 2900 B Lungo. Nella carrozzeria firmata Touring, è l'Alfa più rappresentativa del periodo: il cofano imponente è simbolo di un'eleganza e di una potenza che affascinano. A confermare la tradizione che vede le auto destinate al mercato identiche nella meccanica e nei motori alle vincitrici delle competizioni, il modello conquista i primi tre posti alla Mille Miglia.
Sempre nel '38, Jano dà le dimissioni e la progettazione delle auto da corsa è affidata a Gioacchino Colombo e a Luigi Bazzi, sotto la supervisione di Wifredo Ricart.
Cambiano, in quel periodo, anche le scelte strategiche e l'IRI indirizza l'attività produttiva verso i veicoli industriali e i motori aeronautici. Già nel 1931 era nato il primo autocarro, il Bussing 50, seguito dal tipo 85C e dal 350 Diesel, adottato anche dai Vigili del Fuoco. Nel '35 il T85G vince un concorso internazionale per camion a gassogeno sul percorso Roma-Bruxelles-Parigi. A confermare l'affidabilità dei mezzi Alfa, durante la campagna d'Etiopia l'azienda fornisce all'Esercito italiano oltre duemila veicoli. Il modello 500, per esempio, nella versione camion è vincente per la portata: 110 quintali; mentre come autobus è apprezzato per la linea, la comodità offerta ai passeggeri e la velocità: 68 chilometri orari. Il 110A, invece, è adottato per i trasporti pubblici di Roma, Milano e Genova.
Anche nei cieli i motori del Biscione sono tra i migliori. Merito degli avanzati materiali utilizzati, come la Duralfa, una lega leggera di alluminio usata per costruire eliche, pistoni, teste cilindri e altri componenti. Nel '39 nasce il 135, un 18 cilindri a doppia stella, che con quasi 2000 HP è il più potente propulsore dell'epoca: viene prodotto in 150 esemplari, consegnati all'aeronautica tedesca. I motori 126, 127 e 128 conquistano tredici record mondiali di velocità, altezza e distanza per idrovolanti e aeroplani. La produzione aeronautica raggiunge quasi l'80 per cento del fatturato annuo e per soddisfare le crescenti richieste, che arrivano anche dall'estero, sul finire del decennio si costruisce uno stabilimento a Pomigliano d'Arco (Napoli). Positive le ripercussioni sul personale: nell'arco di sette anni i dipendenti passano da mille a 14 mila. Il 10 giugno del 1940, però, scoppia la seconda guerra mondiale e sconvolge gli ambiziosi programmi dell'Azienda.
 

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