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Alfa Romeo
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Gli anni Sessanta iniziano all'insegna dell'ottimismo. È il tempo della "nuova frontiera" di John F. Kennedy, di Giovanni XXIII, "il papa buono", di Yuri Gagarin, primo uomo lanciato nello spazio. L'Italia, che ha appena ospitato le Olimpiadi, vive il boom economico.
L'espansione dell'Alfa Romeo - diventata un gruppo con società collegate - rende insufficiente la sede del Portello, ormai inglobata dall'espansione edilizia del capoluogo lombardo. Si costruisce, così, su una superficie di oltre due milioni e mezzo di metri quadrati, lo stabilimento di Arese, dove vengono gradualmente trasferite le produzioni, mentre a Balocco (Vercelli) nasce un autodromo per collaudare i prototipi. In vista del forte aumento della domanda di vetture, infine, l'Alfa Romeo realizza un altro complesso a Pomigliano d'Arco (la posa della prima pietra avviene il 29 aprile 1968).
La costruzione e il progetto di una nuova vettura è affidata all'ingegner Rudolf Hruska. Nasce l'Alfasud. In questo periodo una delle auto più rappresentative è la Giulia. Arriva nel 1962 ed è anch'essa destinata a svilupparsi in una vasta gamma di berline e di versioni sportive. In 14 anni se ne venderanno oltre un milione di esemplari. Per avere un termine di confronto, basti pensare che dal 1910 al '55, l'azienda ha venduto in tutto quasi 35 mila automobili e nel 1970 la produzione totale sarà di 108 mila vetture.
Sempre del '62 è la 2600, prima Alfa con i freni a disco: costa due milioni e 700 mila lire, quasi 47 milioni di oggi.
Nel 1966, invece, è la volta della Spider 1600 "Duetto", dalla sorprendente linea a osso di seppia: sbarca in America dalla motonave Raffaello e diventa famosa con il film Il laureato. L'anno dopo, ecco la 1750 che sostituisce la Giulia berlina. È una vettura veloce, sicura, con un'ottima tenuta di strada. All'Esposizione mondiale di Montreal (1967) viene esposto l'omonimo coupé, sportiva prestigiosa, che più avanti adotterà un motore 8V 2500.
Nel '68 l'Azienda acquista il pacchetto di maggioranza della brasiliana Fabrica Nacional de Motores, presso la quale produrrà autocarri e vetture come la 2300 e la 2300B (1974-1980). Per seguire l'attività delle corse, nel 1963 viene costituita l'Autodelta, affidata a Carlo Chiti (lascerà l'azienda nel 1984). La nuova società si occupa delle principali elaborazioni sportive: delle 33 (due e tre litri) e dei motori 8 e 12 cilindri boxer tre litri. Mette a punto, inoltre, propulsori per imbarcazioni, ottenendo importanti affermazioni nei campionati mondiali di motonautica. Grazie a questo impegno, nel '67 la Giulia GTA è campione d'Europa, a spese di Porsche, Bmw e Ford. Tre anni dopo, l'Alfa collabora con la McLaren fornendo un motore 8V 3000 che sarà usato dalla squadra inglese nel mondiale di Formula 1.

L'attività nei motori aeronautici riguarda sia la revisione (nel '68, al Salone Internazionale di Le Bourget, ne espone ben 17) sia la costruzione: nel '70 viene presentato il propulsore J 85-13 A.
 

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