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Mercedes-Benz W 196 R
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Mercedes-Benz W 196 R
Prodotti > Automobili
Germany 1954

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La Mercedes-Benz W 196 R, monoposto di Formula 1 con la quale J. M. Fangio trionfò per due anni consecutivi, venne progettata per la stagione 1954 soddisfacendo tutte le esigenze dei nuovi Gran Premi di formula decretate dal CSI (Commissione Sportiva Internazionale): una capacità di 750 cm³ con compressore o 2500 cm³ senza, libera la scelta della miscela di carburante, una distanza di 300 km da percorrere o un minimo di tre ore. La versione aerodinamica, completata per la gara di Reims che dava il via alla stagione, consentì velocità molto elevate, solo dopo venne realizzata una versione a ruote scoperte.
Fritz Nallinger era responsabile dell’intero progetto, validamente coadiuvato da Rudolf Uhlenhaut, ingegnere capo del reparto corse dal I settembre 1936 e, dopo la guerra, anche a capo del dipartimento prove, che ha influenzato lo sviluppo decisivo. Uhlenhaut guidò il team di ingegneri tra cui Hans Scherenberg, Ludwig Kraus, Manfred Lorscheidt, Hans Gassmann, e Karl-Heinz Göschel.
Questo capolavoro d'argento, di cui sono state costruite 14 unità tra cui un prototipo, fece disperare i suoi avversari nei due anni successivi. La sua originale carrozzeria aerodinamica venne razionalizzata e resa visivamente attraente.
Dal Gran Premio di Germania sul circuito del Nürburgring ai primi di agosto del 1954 in poi, tuttavia, venne schierata la versione a ruote scoperte (monoposto). Il suo telaio tubolare era leggero e robusto, la sua sospensione, con barre di torsione e un nuovo singolo asse oscillante nella parte posteriore.
L'otto cilindri in linea bialbero di 2500 cm³ con iniezione diretta e controllo valvole desmodromico (1954: 256 CV / 188 kW a 8260 giri/min; 1955: 290 CV / 213 kW a 8500 giri/min), venne installato nel telaio con un angolo di 53 gradi a destra per abbassare il centro di gravità e di ridurre l'area frontale.

Il motore di una macchina ad alta precisione
Prima del motore a otto cilindri, ne venne testata una sola unità: un cilindro da 310 cm³ a quattro valvole. Questa prova evidenziò un deficit presente sui motori da corsa delle Frecce d'Argento con cui negli Anni Trenta si era già lottato, vale a dire problemi alle valvole, con fragilità rilevata sulle molle, per i regimi superiori agli 8000 giri/min. Hans Gassmann, tornando a casa dopo il lavoro in un tram, la sera del 20 maggio 1952, si avvicinò alla soluzione, che presentò la mattina seguente. Aste e bilancieri per il controllo sia dell'apertura che della chiusura delle valvole potevano fare a meno molle. I vantaggi di tale concetto furono evidenti: un maggiore numero di giri, più sicurezza, maggiore potenza. Ciò consentì altresì di impiegare valvole più grandi e pesanti, in maniera tale che gli ingegneri optarono per l’installazione di due valvole per cilindro. La pompa di iniezione, sviluppata in collaborazione con Bosch e non dissimile da quelli usati nei motori diesel, consisteva in una scatola con un otto cilindri che alimentava il gas direttamente nelle camere di combustione a una pressione di 100 kg/cm³. La configurazione degli otto cilindri in linea, venne ispirata dal famoso 18/100 HP Gran Prix del 1914. Il carburante utilizzato è una miscela Esso altamente reattiva con il codice RD 1, ottenuta con il 45 % di benzene, metanolo 25 %, 25 % benzina 110/130 ottani, acetone 3 % e 2 % nitro-benzene. Questa miscela avrebbe mangiato un serbatoio di acciaio durante la notte, come ricorda Hans Herrmann. Il record su pista della W 196 R: nove vittorie e giri veloci, così come otto pole position nei dodici Gran Premi in cui era entrata, e, ovviamente, Fangio campione del mondo di titoli nel 1954 e nel 1955.