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Cristallo parabrezza
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Cristallo parabrezza
Tecnica e componenti
 

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Tenendo conto dei particolari impieghi, onde ovviare a feno­meni di formazione di ghiaccio o di condensa, il cristallo stratificato può essere dotato di un riscaldamento proprio. La produzione di calore si ottiene con il passaggio di cor­rente elettrica in un reticolo di fili, praticamente invisibili ad occhio nudo (da 10 a 30 microns di diametro), in tungsteno, rame e nichel. I fili sono «affogati» nel plastico tra due strati di vetro e possono essere disposti a zig zag, sinusoi­dali o rettilinei.

Potenza specifica. Da stabilirsi in funzione dell'utilizzo; l'unico limite è costituito dalla temperatura max di 80° oltre la quale si potrebbe dan­neggiare il plastico (P.V.B.).

Collegamento elettrico. II sistema di alimentazione della rete elettrica può avvenire attraverso barre stagnate o capicorda standard con alimen­tazione o sui due lati del parabrezza o su un unico lato.

Utilizzo. II sistema permette di riscaldare tutto il cristallo o soltanto la zona voluta, qualunque sia la forma (circolare, triangolare, etc.) sia su cristalli piani che curvi.
Occorre comunque precisare che la larghezza dei fili è in funzione della superficie da sbrinare, delia disposizione dei fili e della potenza specifica.

Qualità ottiche di trasmissione. La diminuzione dovuta al sistema di riscaldamento è di circa un 4% rispetto ad un analogo cristallo non riscaldato.

Qualità ottiche di riflessione. Uguale a quella di un analogo cristallo non riscaldato.

Tratto da SEKURIT SAINT-GOBAIN ITALIA, Manuale del vetro per auto, Savigliano, Edito a cura della Direzione Commerciale SGS, © 1982

 
  • Cronologia
    1910 Scoperta del vetro stratificato di un Ingegnere francese: Eduardo Benedictus. Due lastre di vetro incollate su tutta la superficie per mezzo di un collante trasparente. In caso di urto, nessuna proiezione di grossi pezzi di vetro appuntiti e aguzzi.
    1910 Prima applicazione di vetro stratificato per automobile. La Compagnie de Saint-Gobain si Interessa a questa scoperta con la sua filiale Triptex & Bertrand Lepatita.
    1929 Scoperta del vetro temprato da parte del servizi dl ricerca delle Compagnie de Saint-Gobain.
    1930 Vetro temprato: prima applicazione nell'auto.
    1935 Vetro stratificato, importante miglioramento tecnico. Intercalare in acetato di cellulosa in fogli (processo umido). La visibilità resta quasi perfetta in caso di rottura.
    1947 Vetro stratificato, per la prima volta il parabrezza stratificato è inserito nella catena di montaggio.
    1952 Tempra: nuovo miglioramento con la nascita del Visurit. La frammentazione è controllata (tempra differenziata). In caso di rottura, una parte del parabrezza si frammenta, riservando di fronte al conducente uno spazio tondo che assicuri visibilità.
    1955 Stratificato: scoperta di un nuovo intercalare. Intercalare in polivinilbutirrale (PVB) processo a secco. Intercalare più elastico: assorbe meglio l'energia cinetica in caso di urto, ma con basse caratteristiche di resistenza alla penetrazione.
    1958 Tempra: creazione del Bisecurit. Nuovi progressi nel controllo della frammentazione. Il parabrezza è diviso in due zone di frammentazione diversa.
    1960 Tempra: apparizione del Luxrit. Nuovo processo di tempra differenziata. Una zona con rottura a frammenti più grandi permette una migliore visibilità in caso di rottura.
    1967 Stratificato: nuova fabbricazione di PVB denominato High Impact. L'intercalare aumenta spessore (0,38-0,76 mm) pur mantenendo le sue proprietà di trasparenza. Rischi di sfondamento attenuati ma in caso di impatto col viso, gravi lacerazioni.
    1977 Nascita del Securiflex. Al parabrezza stratificato H.I. si aggiunge una pellicola plastica sulla superficie rivolta all'interno della vettura. Si eliminano i rischi di lacerazione e la proiezione di frammenti.
    1983 Evoluzione del Securiflex. Parabrezza in una sola lastra di vetro con applicato uno strato di composito plastico. Ai vantaggi del precedente Securiflex si aggiunge, minor peso, maggiore sicurezza, forme complesse.